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Il tempio E 

Il Tempio E, dedicato ad Era , sorge parallelamente al tempio F: è un periptero esastilo di 70,18X27,65 m., cella doppiamente in antis con adito; edificato in età clessica e ricostruito in parte un ventennio fa circa, per i caratteri di ordine, armonia, proporzione, simmetria, è classificato come uno dei migliori esempi di architettura dorica in Sicilia.

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Dal pronao e dall'opistodomo di questo tempio provengono cinque metope, quattro delle quali sono state ricomposte al Museo Archeologico Regionale di Palermo e raffigurano: Eracle in lotta contro una Amazzone; le nozze fra Zeus ed Hera; Atteone sbranato dai cani davanti ad Artemide; Atena che atterra il gigante Encelado.

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I volti e le braccia femminili di queste metope sono realizzati in marmo di Paro ed inseriti nel tufo.

Elaborazione su ricostruzione in sughero di Paolo Lipari

 

Vista a 360° dell'interno del Tempio

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Approfondimenti

Il tempio E, oggi ricostruito tramite una tanto criticata anastilosi effettuata nel 1959, risale al 460-450 a.C. ed è un periptero con 6 colonne sui fronti e 15 sui lati lunghi (comprese le angolari) poggianti su uno stilobate dalle proporzioni leggermente allungate. Il tempio, con colonne alte 10,20 m. (comprese di capitello), è da considerarsi tra i templi "dorico canonici" uno dei più significativi della grecia coloniale, infatti, accoglie tutte le soluzioni della tecnica costruttiva dell'ordine dorico; come le curvature e le correzioni di tutte le parti destinate a fare incontrare sempre due triglifi negli angoli del fregio e mai due metope. Dinnanzi la fronte est del tempio è stato rinvenuto un crogiuolo, scavato in parte nella roccia in parte nel terreno, dove si pensa che i Cartaginesi, in seguito al riuscito assalto alla città del 409 a. C., abbiano fuso le tegole bronzee del tempio trasformandole in lingotti per più facilmente trasportarle. L'interno del tempio, simmetricamente inserito dentro la peristasi, è costituito da un pronao in antis, dalla cella con piano rialzato, dall'aditon che ancora conserva il piedistallo per la statua di culto e dall'opistodomo. Un fregio dorico girava lungo le pareti della cella, mentre il pronao e l'opistodomo erano decorati con metope; cinque di queste ed altri frammenti, ritrovati tra il 1831-1832 e nel 1865, si conservano al Museo Regionale Archeologico di Palermo. Scolpite nel tenero calcare tufaceo le metope vennero realizzate con la tecnica acrolitica consistente nell'applicazione delle parti nude dei bassorilievi femminili, in marmo pario, al calcare tufaceo. Di stile preclassico detto "severo" mostrano nella tipologia com positiva, specialmente quelle appartenute al lato occidentale raffiguranti "Atena ed Encelado" e "Apollo e Dafne", preesistenze tardo arcaiche. Le altre tre metope raffiguranti "Zeus ed Hera", "Eracle e Antiope" e "Artemide ed Atteone" provenienti dall'opistodomo, ricche di espressività e movimento, motivi caratteristici dello stile severo, vengono attribuite allo scultore Pitagora di Reggio. Recenti scavi all'interno del tempio, oggi ricostruito, ci svelano che l'edificio realizzato in calcare stuccato dalla ricca policromia è stato preceduto da due più antichi templi.

Il tempio E1

Scavo delle fondazioni del tempio E - A destra, in primo piano, un grosso frammento delle colonne monolitiche del tempio arcaico. Il più antico, chiamato tempio E 1, venne edificato pochi anni dopo la fondazione della colonia. L'edificio, che quasi coincide come dimensioni alla cella del tempio E3, era composto da una lunga cella con aditon e pronao in antis costruito con calcare giallastro proveniente dalle Latomie. Dell'elevato conosciamo due serie di colonne monolitiche di dimensioni diverse e con due tipi di capitelli con echino espanso a mensole e collarino poligonale realizzati su modelli corinzio corciresi. Il tempio E1 era inoltre coperto con tegole dipinte a scacchiera e tegole terminali decorate con palmette a fiori di loto con il colmo del tetto protetto da coppi. Una copertura teologicamente vicina ai tetti arcaici dell'Etolia, con tegole di tipo corinzio arcaico interpretato in chiave siceliota. Il tempio era inserito in un temenos, di cui si conserva ancora un tratto del muro di peribolo meridionale costruito con la tecnica a telaio databile alla fine del Vil secolo a.C., munito di propileo ad H posto ad ovest.Distrutto da un incendio intorno al 510 a. C. il tempio venne sostituito da un periptero con cella, realizzato in calcare stuccato, dalla pianta quasi uguale al tempio oggi visibile. Questo tempio denominato E 2, realizzato con tutta probabilità, durante la tirannide di Eurileonte, è rimasto incompiuto a causa della caduta del tiranno. 

 Per uno dei due templi arcaici (E 1 o E 2) dovette essere realizzata la statua di culto, della quale conosciamo solamente la testa con polos, rinvenuta nella cella di E 3 e conservata al Museo Regionale Archeologico di Palermo. La scultura, realizzata in tufo finissimo agli inizi del VI secolo a. C., si presenta fortemente abrasa nel volto; tuttavia è possibile notare la struttura cubica della testa e la capigliatura ad elementi ondulati continui molto stilizzati che ben evidenziano una matrice ionica. 

Frammenti della sima del tempio arcaico

Questa statua femminile, le rielaborazioni dell'edificio succedutesi nel tempo fin dalla fondazione della città, una dedica ad Hera, rinvenuta nel 1865, fanno supporre che il tempio fosse dedicato a questa divinità; e, inoltre, di conforto a tale ipotesi sono la sistemazione estraurbana del santuario, posto vicino il porto dove si svolgevano le attività emporiche e l'esistenza in altre città magnogreche di edifici dedicati alla "Signora del cielo" presso gli scali commerciali.