La fondazione (650–628 a.C.)
La spedizione colonizzatrice era guidata dall’ecista Pammilo, che veniva da Megara Nisea. Pammilo si diresse a Megara Iblea e qui, raccolto un altro contingente di Megaresi sicelioti, si formò una grossa comitiva che approdò nella nuova terra. La data è incerta: Tucidide indica il 628–627 a.C., Diodoro Siculo il 650 a.C.
L’età dell’oro (VI–V sec. a.C.)
Selinunte crebbe rapidamente fino a diventare una delle poleis più prospere di Sicilia. In questo periodo furono costruiti i grandi templi dell’Acropoli e della Collina Orientale, fu coniata la propria moneta e furono stipulati trattati commerciali con tutto il Mediterraneo.
I contrasti con Segesta e la caduta (409 a.C.)
Selinunte ebbe numerosi e forti contrasti con Segesta per il controllo del territorio della Sicilia occidentale. Nel 409 a.C., approfittando di questa ostilità, Cartagine inviò un esercito di 100.000 uomini. Selinunte resistè per soli nove giorni. La città fu rasa al suolo.
Il dominio punico (409–249 a.C.)
Selinunte si trovò sottomessa al dominio punico. I Cartaginesi la ricostruirono nell’area dell’Acropoli, dove sorse un abitato misto punico-greco. Il dominio durò fino alla Prima Guerra Punica. Nel 249 a.C. Cartagine, per concentrare le forze su Lilibeo, trasferì la popolazione di Selinunte e abbandonò definitivamente la città.
La riscoperta
Un violento terremoto nel X–XI secolo ridusse a cumulo di rovine i monumenti superstiti. Nella seconda metà del XVI secolo la città fu riscoperta dallo storico siciliano Tommaso Fazello. Nel 1823 gli inglesi William Harris e Samuel Angell intrapresero i primi scavi scientifici.
