Elemento superiore del capitello dorico, a forma di lastra quadrata.
Vano posteriore chiuso della cella, usato come stanza del tesoro. Caratteristico dei templi sicelioti.
Tecnica di restauro che consiste nel risollevare elementi caduti usando i pezzi originali. Il Tempio E fu restaurato per anastilosi nel 1959.
Elemento decorativo in terracotta dipinta posto all’estremità delle tegole di gronda.
Trave orizzontale portante che poggia direttamente sulle colonne.
La stanza principale del tempio, che ospitava la statua di culto della divinità.
Il basamento a gradoni su cui poggiava il tempio. Il gradino superiore era lo stilobate.
Elemento a forma di cuscino convesso che compone, insieme all’abaco, il capitello dorico.
Il fondatore di una colonia greca, scelto dalla città-madre. L’ecista di Selinunte era Pammilo.
Leggero rigonfiamento al centro del fusto della colonna. Alcuni templi di Selinunte ne sono privi.
Fascia mediana della trabeazione dorica, composta dall’alternanza di triglifi e metope.
La cornice orizzontale che corona la trabeazione e forma il frontone del tempio.
Elemento quadrato del fregio dorico, liscio o scolpito, posto tra due triglifi.
Vano posteriore del tempio, spesso usato come stanza del tesoro.
Il colonnato che circonda tutto il tempio. Un tempio con peristasi è detto periptero.
La strada principale larga di una città greca. A Selinunte le plateiai erano larghe circa 9 metri.
Il vestibolo d’ingresso della cella, a est.
La grondaia del tempio greco, spesso decorata con maschere leonine o palmette dipinte.
Via secondaria stretta di una città greca, perpendicolare alle plateiai.
Il gradino superiore del crepidoma, su cui poggiano direttamente le colonne.
L’area sacra recintata che circondava il tempio greco.
Elemento verticale scanalato del fregio dorico, alternato alle metope.