Collina Orientale · Inizio 530 a.C.

Il Tempio G

Dedicato a Zeus, il Tempio G era uno dei più estesi dell’antichità classica. Oggi ridotto a un immenso cumulo di rovine, da cui emerge una sola colonna restaurata: il «Fuso della vecchia».

Il Fuso della Vecchia - unica colonna rimasta del Tempio G
Il “Fuso della vecchia”, unica colonna rimasta del Tempio G.
Le rovine del Tempio G di Selinunte
Le rovine del Tempio G: un immenso cumulo di blocchi.
Ricostruzione in sughero del Tempio G di Paolo Lipari
Ricostruzione in sughero di Paolo Lipari.

Le dimensioni straordinarie

Lo stilobate misura 113,14 × 54,05 m., con 8 colonne sulla facciata e 17 sui lati lunghi. Le colonne, alte 16,27 m., sostenevano un capitello il cui abaco si estendeva per oltre 16 mq. L’intero edificio raggiungeva circa 30 m. di altezza.

Era un periptero ottastilo con cella tripartita, pronao prostilo e opistodomo in antis. La navata centrale della cella pare avesse forma ipetrale (senza copertura).

Ricostruzione dell'interno del Tempio G
Ricostruzione in sughero dell’interno del Tempio G, di Paolo Lipari.

La costruzione incompiuta

I lavori iniziarono intorno al 530 a.C. e ancora nel 409 a.C., data della distruzione cartaginese, il tempio non era ultimato: molte colonne risultano ancora non scanalate. Ciò permette di osservare l’evoluzione dei capitelli: arcaici con echino basso e rigonfio ad est, più classici ad ovest.

L’unica colonna restaurata, chiamata “fuso della vecchia”, fu eretta dallo scultore Valerio Villareale nel 1832.

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