La scoperta
La statua fu portata alla luce nel 1882 (alcune fonti dicono 1862) in località Ponte Galera, nella necropoli di Galera Bagliazzo. Fu acquistata dal Comune di Castelvetrano per 500 lire. Per decenni la statua rimase semisconosciuta: i sindaci la utilizzavano come cappelliera o porta ombrelli e la gente l’aveva soprannominata “u pupu” per le sue ridotte dimensioni.
Il furto e il ritrovamento
Nel 1962 l’Efebo venne trafugato dal Museo Civico di Castelvetrano, dove era conservato. Fu recuperato negli Stati Uniti e restituito all’Italia nel 1968, grazie al lavoro di investigatori e diplomatici. Oggi è custodito nel Museo Civico di Castelvetrano.
Descrizione
L’Efebo è una statua in bronzo di stile severo con componenti del mondo greco d’occidente, databile al 470 a.C. Rappresenta un giovane che compie un gesto di libagione, forse mentre porge una coppa agli dèi. La bellezza del volto, quasi femminile, la compostezza della postura e la resa anatomica collocano l’opera tra i capolavori della scultura greca d’occidente. Insieme all’ariete di bronzo di Siracusa, è una delle sole due sculture bronzee di grandi dimensioni dell’epoca greca ritrovate in Sicilia.
«L’Efebo di Selinunte è alto soltanto 85 cm, ma la sua qualità scultorea lo pone accanto ai più grandi bronzi greci conservati nel mondo.»
