La scoperta
Nel 1823 gli architetti inglesi William Harris e Samuel Angell scoprirono in frantumi i frammenti delle metope del Tempio C durante i primi scavi sistematici di Selinunte. Tentarono di spedirle al British Museum, ma le autorità borboniche bloccarono il trasferimento: le metope rimasero a Palermo, dove sono tuttora conservate al Museo Archeologico Regionale “A. Salinas”.
Le tre metope
1. Perseo decapita la Medusa — Il più celebre dei tre rilievi: Perseo, guidato da Atena, decapita la Gorgone Medusa che tiene stretto tra le braccia il figlio Pegaso. Lo stile è ancora rigidamente arcaico, con figure di profilo e frontalità del volto della Gorgone. È databile alla metà del VI sec. a.C.
2. Eracle cattura i Cercopi — Eracle porta via a testa in giù i due ladruncoli soprannaturali (i Cercopi), appesi a una pertica sulle sue spalle. I Cercopi si guardano l’uno con l’altro con espressione comica, creando un contrasto vivace con la solennità dell’eroe.
3. La Quadriga del Sole — Apollo (o Helios) su quadriga vista frontalmente, affiancato dalle figure di Helios e Selene. Le figure dei cavalli, viste frontalmente, mostrano già una notevole padronanza della resa tridimensionale.
Stile e datazione
Le metope appartengono allo stile tardo-arcaico selinuntino, caratterizzato da figure piatte con pochi accenni di volume, panneggi a pieghe rigide e schematiche, espressioni frontali e solenni. Il tufo locale su cui sono scolpite era originariamente ricoperto da stucco e dipinto a vivaci colori.
«Selinunte fu l’unica città greca di Sicilia ad adornare i propri templi con metope scolpite. Delle dieci che decoravano la facciata del Tempio C, soltanto tre sono sopravvissute.»
