La stuccatura
Il calcare locale di Selinunte, pur resistente, non aveva la qualità del marmo greco. Per ovviare a questo, tutte le superfici esposte dei templi venivano ricoperte con uno strato di stucco finissimo, realizzato con calce e polvere di marmo, che dava all’edificio l’aspetto del marmo bianco. Il Tempio B conserva ancora tracce di questo stucco originale.
La policromia
I templi greci, contrariamente a quanto si immagina oggi, erano vivacemente colorati. A Selinunte le tracce di policromia sono particolarmente evidenti: rosso porpora per i triglifi, blu e verde per i fondi delle metope, ocra dorata per alcuni elementi architettonici. La scoperta della policromia selinuntina fu fondamentale per il dibattito ottocentesco sull’architettura greca.
I rivestimenti in terracotta
Le grondaie, i coprigiunti e i frontoni erano rivestiti di lastre in terracotta dipinta (sime e antefisse) di grande qualità artigianale. Dal Tempio C proviene la straordinaria maschera della Gorgone in terracotta policroma alta 2,50 m., che decorava il frontone principale.
«L’architetto Hittorff, studiando il Tempio B nel 1824, fu il primo a dimostrare scientificamente che i templi greci erano dipinti a colori vivaci — una scoperta rivoluzionaria per l’archeologia dell’epoca.»
