Tecnica · VI–V sec. a.C.

La Fase Finale della Costruzione

Una volta messa in opera, la pietra grezza dei templi selinuntini veniva trasformata con stucchi, pitture e rivestimenti in terracotta policroma in edifici di straordinaria bellezza cromatica.

Schema degli ordini architettonici
Schema dell’alzato dorico con le parti che ricevevano la decorazione dipinta.

La stuccatura

Il calcare locale di Selinunte, pur resistente, non aveva la qualità del marmo greco. Per ovviare a questo, tutte le superfici esposte dei templi venivano ricoperte con uno strato di stucco finissimo, realizzato con calce e polvere di marmo, che dava all’edificio l’aspetto del marmo bianco. Il Tempio B conserva ancora tracce di questo stucco originale.

La policromia

I templi greci, contrariamente a quanto si immagina oggi, erano vivacemente colorati. A Selinunte le tracce di policromia sono particolarmente evidenti: rosso porpora per i triglifi, blu e verde per i fondi delle metope, ocra dorata per alcuni elementi architettonici. La scoperta della policromia selinuntina fu fondamentale per il dibattito ottocentesco sull’architettura greca.

I rivestimenti in terracotta

Le grondaie, i coprigiunti e i frontoni erano rivestiti di lastre in terracotta dipinta (sime e antefisse) di grande qualità artigianale. Dal Tempio C proviene la straordinaria maschera della Gorgone in terracotta policroma alta 2,50 m., che decorava il frontone principale.

«L’architetto Hittorff, studiando il Tempio B nel 1824, fu il primo a dimostrare scientificamente che i templi greci erano dipinti a colori vivaci — una scoperta rivoluzionaria per l’archeologia dell’epoca.»

Continua a esplorare

Scopri anche

Cave storiche

Cave di Cusa

Scopri →

Costruzione

La Costruzione

Scopri →

Acropoli

Tempio C

Scopri →

Acropoli

Tempio B

Scopri →